TROPPO SPRECO SULLE NOSTRE TAVOLE, LO STIMA IL RAPPORTO WWF 2013

TROPPO SPRECO SULLE NOSTRE TAVOLE, LO STIMA IL RAPPORTO WWF 2013

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Il rapporto del Wwf Report 2013 è impressionante. Lo spreco di cibo è di quasi un miliardo e mezzo di tonnellate all’anno. Il cibo buttato contrasta non solo con la piaga della denutrizione, che colpisce quasi 1 miliardo di persone, ma con lo spreco anche di terra, acqua, fertilizzanti – senza contare le emissioni di gas serra – che sono stati necessari per la sua produzione. 
Ma come è possibile tutto ciò? La crescita della popolazione ha subito un’incredibile accelerazione negli ultimi due secoli, “ ma con essa sono cresciuti il consumo delle risorse e l’ incessante aumento di produzione di scarti e rifiuti che letti congiuntamente rappresentano – ci dice il Wwf – il crescente peso che la nostra specie esercita sui sistemi naturali. Negli ultimi cinquant’anni il consumismo si è imposto quale cultura dominante in un paese dopo l’altro. È diventato uno dei motori dell’inarrestabile crescita della domanda di risorse e della produzione di rifiuti che sono il marchio distintivo della nostra epoca”.

L’aumento della popolazione e del benessere infatti hanno generato l’incremento della domanda in tutti i settori: da quello dell’alimentazione, all’energia, all’acqua e in tutti i restanti beni di consumo e di investimento.

Qualcuno, tuttavia, potrebbe obiettare che il cibo è necessario per vivere. Ma la qualità, la quantità e la tipologia di questo cibo possono influire molto sullo stato di salute umana. Tutti si preoccupano giustamente di ciò che si respira (smog, fumo e inquinanti) ma si sottovaluta il ruolo prioritario che l’alimentazione riveste sulla salute. Le persone obese o in soprappeso sono in continuo aumento in Italia e nel mondo.

“Oggi le statistiche confermano che il 75% dei problemi di salute sono causati da scorrette abitudini di vita e cattiva alimentazione”. Il 60% delle morti registrate nel mondo (46 milioni di persone) – ci dice ancora il rapporto wwf – sono attribuibili a malattie che potrebbero essere evitate con una corretta alimentazione e una moderata attività fisica” .

Del resto, secondo un sondaggio condotto da Last Minute Market e Università di Bologna con Swg, gli sprechi alimentari pesano sul bilancio delle famiglie italiane, in media, ben 1.693 euro all’anno. Questi soldi insomma finiscono nella spazzatura.

Secondo l’Osservatorio sugli sprechi di Last Minute Market, finisce nella spazzatura il 30% della carne acquistata dai consumatori, il 32% dei latticini, il 28% di pane e pasta, il 15% del pesce, il 17% dei prodotti ortofrutticoli.

Anche secondo Coldiretti in Italia a causa degli sprechi, dal campo alla tavola, viene perso cibo per oltre dieci milioni di tonnellate e si stima che finisca nel bidone della spazzatura circa il 25% di quello acquistato dalle famiglie. Si sperperano così risorse per produrre cibo (energia, acqua, materie prime) e si perdono risorse per gestire una grande mole di rifiuti, che potrebbero essere impiegate invece per sostenere iniziative a favore dei più bisognosi.

La perdita o lo spreco di cibo può avvenire lungo 5 fasi della filiera alimentare: produzione, post-raccolto, lavorazione, distribuzione, consumo.

Concludendo, la quantità totale di cibo prodotto a livello globale su base annua – sempre secondo il Wwf – è attualmente “di circa 4 miliardi di tonnellate, di cui si stima che il 30-50%, ossia 1,2-2 miliardi di tonnellate, venga perso o sprecato ogni anno prima del consumo”.

Se tralasciamo quindi di considerare i grandi impatti che le produzioni alimentari determinano sulle altre risorse naturali, compresi i terreni, l’acqua e l’energia, ridurre gli sprechi offre vantaggi significativi in termini di sostenibilità e riduzione dei rischi ambientali.

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